|
di "paletta" vince la preparazione del fonico sopracitato... Che fare quindi? Due cose:
Esercitare l'orecchio ascoltando e "sentendo" bene quello che i vari maestri di ogni epoca hanno prodotto cercando di capire l'animus" che li ha spinti a fare determinate scelte tecniche e innovative, dopotutto l'arte è universalmente nota come espressione emotiva che esula da qualsiasi formula matematica, anche quando la stessa matematica è al suo servizio.
Leggere, studiare, sperimentare e confrontare tutto quello che per voi ha un valore artistico importante, in rete si trova di tutto, dai manuali di fonetica ai trattati di psicoacustica, è importante non studiare mai senza essere motivati, ma al contrario è essenziale che alla minima curiosità possiate accedere alle risposte, un'esempio, il caro amico Vinz da parecchi mesi ha caricato su questo forum una tecnica di mastering M/S, a quel tempo ci ho dato una guardata, l'ho anche stampata ma... poi basta, non mi serviva e l'ho dimenticata, recentemente avendo bisogno di "curare" un master con quella tecnica ho ripescato quanto scritto da Vinz e l'ho letteralmente studiato a memoria dopodichè ho messo in moto ogni motore di ricerca e ho "assorbito" + profondamente la tecnica tramite altre esperienze provenienti da varie parti del mondo, il risultato... ho "salvato la vita" di quel master...
Arriviamo al sodo
Non a caso i + grandi ingegneri del suono e fonici si dividono in due grandi categorie che sono mixing e mastering, il mixing è tutto ciò che concerne le riprese e il mixaggio del brano, il mastering invece si occupa del confezionamento del prodotto prima della stampa e successiva commercializzazione, in pratica quest'ultimo processo non fa altro che rendere compatibile un brano al mercato, quanti di voi ogni giorno si chiedono perchè il vostro ultimo pezzo non rende come l'ultimo album di Madonna o Benassi ? (due a caso...)
Il + delle volte è solo una questione di dinamica, in altri casi la differenza si avverte anche sulla limpidezza degli alti che rende il vostro ultimo lavoro cupo e sgranato, bene, allora cominciamo a vedere quali sono gli strumenti indispensabili nella fase di mastering e il giusto ordine di utilizzo:
- Denoiser, decrakle e declicker (attenzione, solo se realmente necessari!) - Equalizzatore parametrico - Multicompressore - Limiter - Analizzatore di spettro e fase
Io tra equalizzatore e multicompressore ci metterei anche un buon allargatore di fronte stereofonico ma è una mia piccola mania che a livello professionale lascia il tempo che trova...
Allo scopo di essere + chiaro in quello che andrò a spiegare ho voluto riprendere un mio vecchio brano di qualche anno fa che non brilla certamente di luce propria in fatto di mastering, procedendo alla sua "rinascita" spiegherò passo-passo le operazioni da farsi e quelle assolutamente da evitare, cominciamo.
Apro il progetto su cubase SX e cerco di evitare di ritoccare automazioni, mandate e quantaltro non perchè sia tutto perfetto, al contrario, ma devo immedesimarmi in un tecnico audio che riceve il mix finito e deve semplicemente ottimizzarlo e rifinirlo per il mercato o per presentarlo come provino a qualche casa discografica, a tale scopo apro una parentesi sull'indispensabile outboard fisico necessario a questa operazione, una scheda audio dotata di ottimi convertitori D/A, un buon paio di ascolti e relativa mancanza di familiari e vicini nel raggio di almeno un chilometro...
E si, perchè per poter valutare quello che andrete a fare sul brano avrete bisogno di ascoltare a diversi volumi, (l'equazione monitor-ambiente-orecchie è altamente suscettibile alle pressioni sonore).
Il primo passo che faccio è quindi quello di ascoltare ed appuntarmi su un notes le cose che a mio parere sono buone e quelle che non lo sono, noto che non sono presenti rumori di fondo e click, quindi con sommo piacere evito di inserire sulla barra degli insert del bus master ogni sorta di denoiser che, come sappiamo, sono paragonabili agli antibiotici, cioè, fanno bene da una parte e male su altre due, ma se servono non puoi evitarli... meglio così, risalta però una forte mancanza di dinamica e un'equalizzazione carente di alti, mi segno quindi sul notes gli indispensabili interventi da effettuare, prima di iniziare però voglio fare un paragone con un master professionale facente parte dello stesso genere musicale e guarda un po cosa ti vado a scegliere? Mammagamma di Alan Parsons Project, sono quasi tentato di usare il Freefilter per catturare la curva EQ di questo immortale brano per poi applicarla al mio...Naaah, perderei tutto il divertimento, inserisco il CD in un lettore di buona qualità, mando il segnale tramite un deviatore agli stessi monitor che uso per il mastering e faccio questo benedetto confronto che conferma quello che avevo evidenziato in principio, manca dinamica e "aria" sopra i 10Khz.
E' arrivato il momento di scolpire il suono, carico un bell'equalizzatore, comincio tagliando con una pendenza morbida a circa 70hz e accentuo l'aria incrementando sopra i 10Khz, apro una parentesi, una regola importante nell'uso di un'equalizzatore impone di usarlo solo per "togliere" e solo in casi veramente necessari di "aggiungere" db , quindi andrebbe usato solitamente per abbassare determinate zone di frequenza particolarmente fastidiose o inutili e quasi mai per aumentarne di assenti, questo perchè (specie negli eq software) verrebbero generati degli artefatti che poco hanno a che vedere con il segnale puro, io cerco sempre di rispettare questa regola, ma in certi casi (questo incluso) possiamo aggirare il problema con l'ausilio di un'altro generatore di artefatti di casa Behringer che renderà + naturale e invisibile questa iniezione di alte, ma ne parleremo in seguito.
Delimitata la frequenza utile dai due filtri Pa e Pb (passa-alto e passa-basso) dell'eq è il momento di cercare le frequenze dannose, ad un'orecchio distratto queste sembrano non esserci ed infatti la differenza tra "con" e "senza" risalta quando si fa il confronto diretto, è come se ci beccassimo una martellata su un dito, non sai quanto stavi bene prima finchè non stai peggio, con certi processori audio è la stessa cosa, non sai quanto suonava bene "con" finchè non li disattivi, comunque il metodo è semplice, si attiva uno dei filtri, si aumenta il guadagno di qualche db con una campanatura media e si spazzola (Sweep) l'intero spettro audio finchè certe frequenze non risaltano dalle altre in maniera particolarmente fastidiosa, ok, si stringe a poco a poco il Q del filtro finchè non si centra in pieno "quella" frequenza, a questo punto si abbassa lentamente il guadagno finchè il risultato non ci soddisfi pienamente, attenzione a non esagerare abbassando troppo, ricordiamoci che ogni strumento musicale genera armoniche inferiori e superiori indispensabili alla corretta interpretazione del nostro percorso orecchio-cervello quindi se per esempio togliessimo per errore un'armonica fondamentale di una chitarra il risultato sarebbe che il nostro cervello interpreterebbe questo strumento innaturale e "falso" facendo passare in secondo piano il resto del brano e bollandolo come fastidioso, quindi la prima regola nell'uso di un equalizzatore è "lasciamo a casa la scure e usiamo il bisturi". mastering
Migliorata la prima frequenza ripetiamo la stessa procedura con gli altri filtri a disposizione, anche in questo caso è d'obbligo una giusta misura, infatti se sweepando non compaiono altre frequenze-canaglia è saggio non attivare altri tagli, farlo sarebbe sintomo di schizofrenia...
Il prossimo passo è quello di assicurami che il cursore del bus-master sia agganciato a 0db, dopodichè aggiungo su uno slot successivo il mio Beheringer Ultrafex 2 collegato al pc tramite la comoda utility "external fx" (della quale non potrei + fare a meno) che si occuperà di generare artificialmente le armoniche inferiori e superiori dello spettro nonchè di allargare il fronte stereofonico senza causare cancellazioni di fase, mentre l'EQ di prima è stato inserito nel primo slot superiore (pre-fader) questo processore comincia ad occupare il primo slot della sezione inferiore (post-fader) il motivo risiede nella flessibilità di poter gestire la dinamica in ingresso di questa sezione semplicemente spostandone il master fader, a tal proposito consiglio anche di assegnare la visualizzazione del master meter in post-fader allo scopo di avere un riscontro visivo immediato del fattore di compressione durante l'intero processo di "smanettamenti" vari, bene, finito di regolare la quantità (leggera) di armoniche artificiali e aumentato (sempre in maniera lieve) la separazione stereofonica è il momento di passare alla dinamica, attivo subito un multi compressore e un compressore-limiter sui prossimi slot post-fader e nell'ultimo ci metto un visualizzatore di spettro con controllo di correlazione di fase, si, perchè se finora è bastato l'ausilio dei monitors nel processo successivo serviranno sia le orecchie che gli occhi (stiamo parlando di compressione differenziata per bande di frequenza), comincio a caricare sul multi compressor un preset di base e comincio a regolare i vari controlli seguendo la curva sull'analizzatore di spettro, purtroppo non dispongo di sub-woofer nearfield, quindi non potendo controllare ad orecchio le sub-basse in maniera accurata preferisco attenuarle togliendone ancora una volta dall'EQ, continuo ad agire sul multicomp finchè il risultato non mi soddisfa "quasi" pienamente, ora passo ai controlli del comp-limiter portando la soglia di guadagno a -20db e la sezione limiter a -0,4 db, qualcuno si chiederà perchè non direttamente a 0db, che differenza ci può essere tra -0,4 e 0... c'è una differenza enorme, si chiama standard di riferimento, nel caso il mastering effettuato finisse per "puro caso" in fabbrica per la produzione su larga scala e successivo cambiamento della nostra vita "da così a così" se portato a 0db potrebbe essere interpretato da una di quelle macchine ipertecnologiche come un clipping e quindi tutto il processo verrebbe immediatamente interrotto a discapito nostro e di un ulteriore ritardo nella consegna del successivo master riadattato, occhio ai termini del contratto, molte volte un ritardo nella consegna implica anche una penalità pecuniaria a nostro carico...
Altra cosa fondamentale è il controllo della compatibilità mono, infatti se il vostro ultimo capolavoro venisse programmato da stazioni radio e televisive che trasmettono in stereofonia potrebbe essere comunque captato da apparecchi mono, (radioline, radiosveglie, vecchie TV etc.) quindi vi invito sempre ad "unire" fisicamente tramite switch o virtualmente con l'aiuto di appositi comandi a disposizione del vostro sequencer preferito i due canali left & right del vostro bus master, se infatti nella ripresa del pezzo fossero stati impiegati ad esempio 2 microfoni che a parità di pressione sonora avessero catturato lo stesso strumento con una distanza pari alla lunghezza di una semionda.... bahhh! facciamola + facile, avete presente l'effetto Flanger?
Ecco, se non state attenti alla fase nella ripresa di uno strumento correte il rischio di ottenere quell'effetto con la seria possibilità di dover dire addio alla presenza di quello stesso strumento affogato miseramente all'interno del mix...
Bene, comincio a sentire un poco di stanchezza, è arrivato il momento di chiudere tutto e di rimandare la fine dei lavori a domani quando avrò le orecchie + riposate. Sono passati due giorni, riapro il project mi metto comodo e premo play... bello, non lo ricordavo così, comunque voglio provare ad alzare il volume a palla per individuare distorsioni critiche, sembrerebbe che le basse siano un pò "fluffe", spompate insomma, vado sul multicomp, aumento l'attacco su quelle frequenze e diminuisco il rilascio, sembrerebbe meglio, ho aggiunto un poco + di punch ma non mi accontento, aumento anche il range d'azione delle medio-basse, ok, era proprio quello che cercavo di ottenere, a questo punto vado ad intervenire sul comp-limiter che è l'ultimo passaggio da SX al mondo esterno, è molto importante alla fine di tutti questi processi arrivare ad ottenere un dither perfetto, sempre in figura noterete che l'output quantize è a 16bit, quello dei CD commerciali per intenderci, mentre decido per il "Type 2" come algoritmo di dither e "ultra" come funzione di noise shaping.

Nella figura sopra potrete notare gli interventi che ho operato sui processori, noterete specialmente quella strana forma ectoplasmica viola nel multicomp, si tratta della gamma dinamica suddivisa in 4 frequenze dove ognuna di loro ha una propria zona d'intervento composta da attacco, rilascio, guadagno e range d'azione, adesso finalmente faccio l'export del mix e lo masterizzo su CD, me lo porto sull'impianto di casa, su quello della macchina sempre confrontandolo con Mammagamma, forse non sono molto simili ma a me piacciono entrambi, suonano in maniera pulita e riesco a percepire bene i dettagli di ognuno dei 2 brani... cosa voglio di+?... Missione compiuta.
Conclusione:
Ok, sembrerebbe facile a questo punto realizzare un buon master in casa, a qualcuno sarà anche venuto in mente di copiare dall'immagine sopra tutte le regolazioni, è necessario allora chiarire due cose fondamentali:
- Il processo di mastering varia in maniera enorme da un brano all'altro anche dello stesso genere musicale e prodotto perfino dallo stesso artista, figuratevi la differenza tra un brano Metal e uno Jazz o Classico...
- Non c'è nessun master engineer meglio di chi lo fa per professione utilizzando apparecchiature allo stato dell'arte con grandissima esperienza e cognizione di causa, noi comuni mortali possiamo provarci, è vero ma senza cadere nella trappola di voler competere con professionisti di grosso calibro.
Chiudendo voglio anche dare un paio di consigli a chi dopo aver chiuso un mix abbia a disposizione il budget per poter entrare in uno studio di mastering, la prima regola è di informarsi quali sono i formati accettati, quindi esportare il mix nel formato + affidabile tra quelli concordati in due versioni, quello classico e quello a gruppi (es. drum, voci, chitarre, basso etc.) in maniera che in caso di mix eseguito male si possa intervenire dalle fondamenta per esempio per aumentare il volume della voce portandola sopra le chitarre che altrimenti la soffocherebbero, provate voi a farlo senza avere tracce separate...
Nel caso si trattasse di un intero album poi scegliete fin da subito quale debba essere il brano trainante che dovrà dare l'impronta sonora agli altri, è importante infine quando avrete deciso (tramite passaparola, curriculum, semplice amicizia) a quale ingegnere affiderete la vostra musica lasciargli carta bianca, non c'è niente di + stressante per chi in quel momento rappresenta il vostro cardiochirurgo avere il paziente sveglio che a cuore aperto pronunci frasi del tipo: "Hei dottore, ma che cacchio è quel tubo pieno di sangue che mi sta ricucendo? Non se ne potrebbe fare a meno? Che so, me lo incolli a quell'altra cosa di fianco che mi sembra abbia lo stesso colore..." Mastering nozione base è un articolo by BeatBuster
|